Arrivi a un certo punto in cui ti rendi conto che la casa è una macchina che genera sporco a ciclo continuo. Fai il giro con l’aspirapolvere la mattina, e la sera trovi di nuovo briciole, peli, polvere, impronte, misteriosi sassolini comparsi dal nulla. Se hai animali o bambini, poi, è guerra persa in partenza.
È qui che entra in scena il Dreame L40 Ultra AE, il classico dispositivo che sulla carta sembra esagerato: 19.000 Pa di aspirazione, mop che si lavano con acqua calda a 75°C, stazione che si svuota e si pulisce da sola, riconoscimento ostacoli, gestione tappeti, moci che si sollevano, app, controllo vocale, routine automatiche. Leggi la scheda tecnica e ti sembra quasi troppo. Poi lo vedi lavorare in casa, e capisci che no, non è “troppo”. È necessario.
Parlando di prodotti utili in casa, sto aggiornando spesso anche la lista dei dispositivi migliori da acquistare quest’anno: robot aspirapolvere, friggitrici ad aria, purificatori e smart TV. Se ti serve una panoramica chiara per orientarti fra tutte queste tecnologie, qui trovi la guida aggiornata.

Dreame L40 Ultra AE
Il Dreame L40 Ultra AE non è il classico robot entry-level che pulisce “più o meno” e poi tocca a te. È un sistema completo di gestione della pulizia: aspira forte, lava bene, evita ostacoli, tratta i tappeti con intelligenza, si autopulisce con acqua calda a 75°C e ti chiede il minimo sindacale in cambio.
Il primo incontro
Il primo impatto con il Dreame L40 Ultra AE non è quello con un piccolo robot tondo e simpatico. No. Prima incontri la base. La PowerDock all-in-one è grande, massiccia, dichiaratamente protagonista. Non cerca di nascondersi: sembra più una stazione di servizio per astronavi in miniatura che un accessorio per la pulizia.
La scatola è pesante, 18 chili abbondanti tra macchina e dock. Vuol dire solo una cosa: dentro non c’è plastica vuota. C’è tecnologia, c’è meccanica, ci sono serbatoi, tubi, sensori, un sistema di lavaggio, asciugatura, svuotamento. In pratica un piccolo centro logistico domestico.
Quando finalmente estrai il robot, hai la sensazione netta di avere tra le mani un prodotto “serio”: bianco, pulito, con linee morbide ma solide. Non scricchiola, non flette, non dà l’idea di essere un gadget, ma uno strumento. La forma è quella classica a disco, ma si vede subito che è un disco “carico”, pieno di roba dentro.
Tiri fuori accessori, spazzole, moci, serbatoi. Tutto ha un suo posto, una logica, una funzione chiara: la spazzola TriCut che taglia i capelli lunghi per evitare grovigli, la spazzola in gomma sollevabile per detriti più grandi, i mop flessibili per arrivare vicino ai bordi e alle gambe dei mobili. È uno di quei momenti in cui guardi il pavimento di casa e pensi:
“Ok, stavolta la polvere è veramente spacciata.”

La configurazione
La parte che spaventa di più, di solito, è sempre la stessa: la tecnologia smart. App, Wi-Fi, accoppiamento, permessi. Il solito teatrino. Con il Dreame L40 Ultra AE, invece, è più semplice di quanto sembri dall’esterno. Colleghi la PowerDock alla corrente, posizioni la base in un punto con abbastanza spazio davanti per le manovre, agganci il robot, scarichi l’app Dreame, lo aggiungi con la procedura guidata. Il Wi-Fi viene trovato, il robot viene riconosciuto, gli dai il nome (inevitabile battesimo: “schiavo”, “Wall-E”, “pulitore ufficiale”, a scelta) e in pochi minuti è pronto.
Parte la prima mappatura di casa. Ed è qui che capisci di avere un robot di fascia alta. Non vaga. Non va a caso. Si muove con metodo. Scansiona gli ambienti, crea una mappa precisa, riconosce corridoi, stanze, ostacoli, mobili. Grazie al sistema 3DAdapt, inizia subito a riconoscere scarpe, cavi, calze abbandonate, oggetti a terra. Non passa sopra tutto sperando in bene: cerca di evitarli.

Nell’app intanto spunta la piantina della casa, stanza per stanza. Puoi rinominare gli ambienti, dividere, unire, impostare zone vietate, scegliere pavimenti da trattare in modo diverso. Non stai solo configurando un robot: stai traslando la tua casa in versione digitale. Quando hai finito, non ti senti stanco. Ti senti… pronto.
Riflessione
Mentre provavo questo modello mi è tornato in mente un altro robot che ho testato di recente: il Lefant M3, pensato per chi vuole automazione completa e zero manutenzione manuale. Se ti interessa capire le differenze o valutare un’alternativa simile, trovi la recensione completa qui. Se invece vuoi restare nella stessa categoria ma con un budget più contenuto, c’è un modello interessante che ho provato qualche tempo fa: il Lefant M330 Pro, un robot 3-in-1 più compatto ma sorprendentemente efficace. Se vuoi confrontarlo con quello di cui sto parlando ora, la recensione è disponibile qui.
La prima pulizia
Prima prova: giro completo della casa. Il Dreame L40 Ultra AE parte dalla base, fa un breve scan dell’ambiente con i sensori anteriori, ruota su sé stesso e muove i primi passi. Non corre, non strappa, non fa mosse inutili. Procede con un ordine quasi militare. E lì arrivano i numeri, tradotti in realtà: 19.000 Pa di aspirazione. Che non significa solo “più forte degli altri”, ma “non lascia in giro niente”.
I residui più grossi, croccantini del gatto, cereali caduti in terra, sassolini portati dalle scarpe, spariscono in un secondo. Sui tappeti entra in modalità più aggressiva, aumentando la potenza e andando in profondità tra le fibre. Nei corridoi fa linee dritte, millimetriche, senza lasciare zone scoperte. Poi entra in gioco il lavaggio.

I mop ruotano, avanzano, si spingono vicino ai bordi, sfruttano la tecnologia MopExtend per arrivare intorno alle gambe dei mobili, nelle fessure, lungo i battiscopa. Non trascinano solo panni umidi: strofinano.
Il risultato è evidente: segni, aloni, sporco secco sul pavimento iniziano a sparire.
Quando incontra un tappeto o una moquette, non si limita a rallentare: solleva i mop fino a 10,5 mm, in modo da non bagnare le superfici. Se lo imposti, può addirittura evitare alcuni tappeti del tutto, o pulire prima attorno, poi sopra solo con aspirazione. Finito il giro, torna alla base. E lì succede quello che fa la vera differenza: tu non fai niente.
La stazione base: la sala macchine di casa
La PowerDock non è solo un “caricatore”. È una centrale operativa. Appena il robot rientra, inizia la routine automatica:
- svuotamento del contenitore della polvere nella sacca interna, con una capacità dichiarata intorno ai 100 giorni di sporco;
- lavaggio dei mop usando acqua calda a 75°C, in grado di sciogliere grasso, macchie ostinate e residui che, su altre macchine, finiscono per puzzare dopo una settimana;
- asciugatura con aria calda dei mop, così non restano umidi a fermentare;
- pulizia del vassoio di lavaggio, perché nemmeno la stazione deve diventare una palude.
Risultato: nessun odore stantio, nessuna puzza di panno sporco, nessun “devo lavare io i mop a mano”.
L’idea è chiarissima: il robot si prende cura di sé.

Uso quotidiano e vita reale (con animali in casa)
Dopo qualche giorno, inizi a capire se un robot del genere è all’altezza delle promesse. E il Dreame L40 Ultra AE, qui, va a segno. Se hai animali, questo è un dettaglio che capisci subito: peli ovunque, lettiere, ciotole, giochi in mezzo alle stanze. Il L40 non si spaventa.
Riconosce gli oggetti tipici di una casa popolata da bestiole (ciotole, lettiere, ostacoli bassi), e attraverso l’app puoi decidere se evitare quell’area o pulirla in modo più aggressivo. Se vuoi esagerare, puoi perfino usare la funzione di videochiamata in tempo reale: il robot diventa una sorta di piccolo rover domestico con telecamera, tramite cui dare un’occhiata in giro e parlare ai tuoi animali quando sei fuori casa.

Sì, è eccessivo. Sì, è esattamente il tipo di eccesso che nel 2025 è perfettamente accettabile. Nel quotidiano, quello che conta però è altro: non doverlo gestire.
Imposti orari, routine, stanze prioritarie. Lo lanci dall’app mentre sei al lavoro. Lo fai partire dopo cena, mentre ti guardi una serie. Non devi stargli dietro. Non devi riposizionarlo ogni volta. Non devi pulire tu quello che non ha fatto lui. Le rare volte in cui deve chiederti qualcosa, è per motivi sensati: sacco pieno, serbatoio acqua da riempire, manutenzione minima. Il resto del tempo? Lavora. Punto.



















